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Intel resta fedele a XP

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wintel

In barba ai luoghi comuni e alle scelte obbligate, c'è chi – e dal nome assai autorevole ed altisonante – ha preso di petto la questione del passaggio a Windows Vista. Ed è rimasto fedele a Xp...

L'adozione del nuovo sistema operativo di Microsoft, non sempre ben digerita dall'utenza aziendale (secondo Gartner non hanno migrato ben oltre il 30% dei grandi clienti), ha trovato un fedele oppositore nientemeno che in Intel, uno dei partner più legati (tecnologicamente e commercialmente) al colosso di Redmond. Il produttore californiano, stando a quanto riferito a fonti interne la società, ha deciso di non migrare a Vista e mantenere le stazioni di lavoro dei suoi 80mila dipendenti (tecnici di laboratorio compresi) attive sul software di vecchia generazione, il cui supporto è stato allungato da Microsoft fino al 2014.

La bocciatura di Vista è questa volta eccellente e sebbene non ci siano conferme ufficiali (o smentite) in tal senso per Microsoft non è una buona notizia, anche se Intel ha a più riprese confermato di essere fermamente impegnata a fornire pieno supporto a livello hardware. Ma perché Intel ha preferito rimanere fedele al vecchio Xp? Troppi i problemi di upgrade da vecchio a nuovo? Una mera questione di costi? Di compatibilità con il resto dell'infrastruttura esistente o degli eccessivi consumi di risorse? Come detto non ci sono posizioni ufficiali prese al riguardo dalla casa di Santa Clara ma (negli Usa) è subito partita la polemica. Cosa succederà, dopo la defezione di cui sopra, al marchio di fabbrica Wintel (Windows/Intel), che per anni ha fatto testa di ponte per il dominio delle due compagnie nel mondo dei pc e dei server a piattaforma X86? Il sasso lanciato da Intel, che suona come un'accusa di limitata innovazione di prodotto alla grande alleata, provocherà danni estemporanei (d'immagine più che altro) o il gesto sarà imitato da altre grandi multinazionali?

Nonostante le dichiarazioni di facciata e le 140 milioni di copie vendute (che poche certo non sono), la rinuncia a passare da Xp a Vista di una buona parte della clientela qualche preoccupazione in Microsoft deve aver destato. Ma mai, fino a oggi, era emerso così fragoroso il "no" nei confronti del nuovo sistema operativo. E non certo per dissapori a livello strategico, di qualche crepa in una collaborazione cementificata negli anni che i Ceo delle due società, Steve Ballmer e Paul Otellini, sembrano voler ulteriormente rafforzare, a cominciare dai dispositivi mobili. Niente di tutto questo.
Vista, nei computer Intel, rimane al palo (o comunque girerà sui pc di pochi e selezionati dipartimenti dell'azienda) perché i responsabili It della società californiana hanno ritenuto fosse meglio, alla luce del rapporto costi/benefici fra i due prodotti e forti del fatto di avere (per Xp) tutti gli aggiornamenti del caso ancora per qualche anno, rimanere appoggiati al software precedente per evitare uscite cospicue - quante migliaia di dollari servono per sostituire la memoria Ram, la Cpu e l'unità grafica di 80mila pc? - per l'aggiornamento delle componenti hardware.
Il "bundle" forzato a cui Microsoft ha "costretto" molti produttori di computer, che hanno necessariamente aggiornato i rispettivi cataloghi con desktop e notebook basati su Vista, non ha quindi avuto successo in Intel. A Redmond il futuro di Windows è sicuramente uno degli argomenti prioritari e per confermarsi assoluto controllore dell'universo pc il colosso del software deve fare a detta degli analisti un nuovo salto di qualità per riconquistare in toto la fiducia delle aziende e degli utenti in genere. Che potrebbe essere coincidere con il rilascio di Windows 7, nel gennaio del 2010, o prendere strade alternative, che portano (perché no) in direzione del mondo open source.

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