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Venerdì 27 Febbraio 2009 13:02
Dei ricercatori americani, operanti nel'intrigante campo delle nanotecnologie, hanno inventato una nuova tecnica che consente di memorizzare fino a 10 trilioni di bit (ovvero 1 milione elevato al cubo) sulla superficie di una monetina: si parla quindi di ben 10,5 TeraByte.
Per decenni i produttori di hard disk hanno cercato di aumentare sampre più la densità di memorizzazione dei bit su ogni singolo piatto del disco. Ma adesso due ricercatori nel campo delle nanotecnologie hanno dato via al prossimo grande passo: far sì che i dischi si costruiscano da soli.
Ting Xu, un docente dell'University of California e Thomas Russel (docente presso l'University of Massachussetts) hanno creato una tecnica che potrebbe, teoricamente, consentire di costruire dischi della dimensione di una moneta in grado di memorizzare fino a 10,5 TeraByte di dati, l'equivalente di... 250 DVD!
Il segreto di questa scoperta (la densità raggiunta è 15 volte maggiore rispetto a quella maggiore attualmente disponibile) è l'auto-assemblaggio: lo stratagemma consiste nel far sì che i materiali che costituiscono il disco si organizzino in vettori atti alla memorizzazione di dati; un insieme di piccoli punti molto vicini, ciascuno dei quali costituisce un bit.
Le nuove tecniche provenienti dal campo della nanotecnologia, tra cui l'auto-assemblaggio, consentono ai ricercatori di scoprire interessanti alternative nella creazione di transistor e chip al silicio per computer (litografia). Le tecniche di litografia ottica diventano però più difficilmente applicabili nel caso in cui sia necessario costruire dispositivi molto piccoli (la lunghezza d'onda della luce usata per la creazione di pattern sul silicio è oramai troppo grande). Per questo si sta cercando di suddividere la lunghezza d'onda della luce per ottenere un grado di raffinazione maggiore (a tal proposito merita menzione il progetto "Intel's Stimulus Plan."). Ciò significa creare chip ancora più piccoli e continuare a seguire la Legge di Moore, secondo cui la densità dei transistor di un chip raddoppia ogni due anni.
Il dott. Russel, il ricercatore menzionato ad inizio articolo, afferma che la nuova scoperta batte la legge di Moore, e non di poco. L'importante risultato raggiunto da Xu e Russel è frutto di un processo molto laborioso. Si parte da un tranciato di cristallo, zaffiro o silicio, che viene tagliato ad un angolo in modo da esporre la struttura irregolare del reticolo cristallino. Il cristallo viene poi surriscaldato per 24 ore a 2700 gradi Fahrenheit; ciò innesca un processo che consente alla superficie del cristallo di riorganizzarsi in un modello a dente di sega, ad intervalli di tre nanometri l'uno dall'altro (30.000 di questi bordi frastagliati, posti uno affianco all'altro, sono larghi quanto un capello umano).
I ricercatori, a questo punto, applicano dello spray sulla superficie del cristallo, costituito da un polimero specificamente progettato, dissolto in un solvente a base di idrocarburo. Dopo l'essiccazione ed il trattamento con un secondo solvente, il polimero si dispone a blocchi esagonali, formando una sorta di plastica simil-schermo sulla superficie cristallina. Vaporizzando poi del nickel sulla superficie e rimuovendo tale "schermo", restano al di sotto di esso una griglia di punti esagonali quasi perfetta. Ciascuno di questi punti, in teoria, può rappresentare un distinto stato magnetico, rappresentando cioè il bit 1 o il bit 0.
In futuro, forse, un telefono cellulare o un iPod potranno memorizzare più di 1 TeraByte di dati. Inoltre, tale tecnica può essere applicata ai drive a stato solido SSD.

